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Amore, gelosia, invidia: gli archetipi dell’inconscio nel melodramma verdiano

da | 5 Dic, 25 | Arti |

Leggere gli archetipi dell’inconscio collettivo attraverso le parole e la musica dell’opera lirica? A Filosofia sui Navigli, la domenica mattina, succede anche questo. Domenica 26 ottobre, la dottoressa Laura Darsiè, psicologa clinica e psicoanalista, nonché formatrice musicale, è stata ospite del salotto filosofico milanese presieduto dall’avv. Pietro Tamburrini, con una conferenza dal titolo “Amore, gelosia ed invidia: uno studio sull’Otello di Verdi”.

La dottoressa ha guidato un pubblico entusiasta e attento in un viaggio alla scoperta degli impulsi più reconditi della nostra psiche, analizzati con la lente di un grande classico del melodramma italiano ottocentesco: l’Otello di Giuseppe Verdi. La psicoanalisi e la musica hanno tra di loro un rapporto molto stretto ed è proprio nell’unione di suono e parola che scorgiamo la loro capacità di commuovere, di andare a risvegliare le emozioni nascoste oppure di far avanzare nella mente dei ricordi sopiti e lasciati sedimentare nel fondo del nostro inconscio.

Due parole chiave accomunano i due mondi: sogno e ascolto. La musica risveglia dei frammenti di ricordi, il “sentimento oceanico” di Freud, come una madeleine di Proust. È poi il racconto del soggetto a far emergere quelle parti di noi che sono nascoste, “custodite” dal nostro inconscio.

Nell’opera di Verdi il leitmotiv è il bacio e la gelosia. Nell’aria di Desdemona vi è la rievocazione affettiva del ricordo, la solitudine disperata, il preludio all’omicidio di genere. Per lo psicanalista Jacques Lacan la gelosia non è il timore di perdere qualcuno ma è l’espressione di una mancanza, è il trauma della non onnipotenza, la scoperta che non si può possedere l’altro, proprio come il trauma vissuto dal bambino quando scopre che la mamma non è un oggetto di cui può disporre in qualsiasi momento. È da qui che muove quel sentimento così potente che, se portato alle estreme conseguenze, può dar vita ai così tanto diffusi omicidi di genere. Ancora, nelle parole dello psicanalista francese, la gelosia rappresenta il desiderio di essere desiderato dall’altro e la scoperta che noi non siamo tutto per l’altro scatena quel sentimento totalizzante e quasi accecante della gelosia.

Ma in Otello vi è un altro tema chiave, sempre legato a doppio filo alla gelosia: l’invidia, ovvero il desiderio di ciò che vediamo nell’altro, la pienezza della vita, il desiderio appagato, la felicità. Una forma di delirio, nell’opera verdiana, che emerge nel monologo di Jago, quando lui viene a sapere di non essere stato scelto come luogotenente di Otello ed al suo posto gli viene preferito Cassio. Da qui muove tutta la trama dell’opera volta al compimento della vendetta da parte del tradito Jago.

Anche in questo dramma, le persone sono viste come oggetti funzionali al godimento: il tema del fazzoletto donato ad Otello dalla mamma che a sua volta lo dà in pegno alla sua sposa, Desdemona, è centrale nella tessitura della trama del fantomatico tradimento da parte di lei. Quando Desdemona fa cadere inavvertitamente a terra il fazzoletto e questo viene raccolto da Jago, si genera un vero e proprio fantasma del desiderio, diventando l’oggetto che prova il tradimento della donna.

Infine, nell’atto finale viene messo in scena l’amore fusionale tra Otello e Desdemona: si ama se stessi nell’altro fino alle estreme conseguenze. Uccidere l’altro per gelosia e uccidere sé stessi, una volta compreso l’errore nel quale Otello era stato tratto in inganno.

Attraverso le parole e la musica del melodramma si capisce subito perché l’opera abbia avuto così tanto successo dall’Ottocento fino ai giorni nostri.  È un mezzo di divulgazione delle istanze sociali, politiche ma anche emotive, che accomunano tutte le esperienze umane. Se tali istanze non vengono raccolte e raccontate, dando loro la possibilità di una naturale via di fuga, di una comprensione e di una vicinanza umana, facilmente e fatalmente degenerano in deliri. Per questo l’opera rimane una forma di racconto collettivo ancora popolare oggi come ieri, perché niente come parole e musica insieme riescono ad arrivare così potentemente nella psiche di ciascuno di noi, tanto da risvegliare in noi il ricordo della frase che lo stesso Shakespeare, nel quarto atto de La Tempesta, fa pronunciare al mago Prospero: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.

Autore: Giuliana Ranaldi

Autore

  • Giuliana Ranaldi, classe 1981, laureata in Scienze della comunicazione presso l’Università degli studi di Perugia. Lavora nel settore finanziario da decenni, coltivando nel tempo libero le sue passioni in ambito culturale ed in particolare in quello filosofico. Lettrice appassionata di saggistica di tipo scientifico, economico e psicologico, è seguace del salotto milanese Filosofia sui Navigli dal 2012.

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