Le unità di misura naturali
Abbiamo parlato di misurare il tempo, di scandire il passaggio di anni, di secoli. Dei millenni della storia umana. La scelta del tempo di rivoluzione della Terra attorno al Sole ci è apparsa chiara. Un anno, e lo dividiamo anche, in giorni, in ore e in secondi. Ma l’umanità misura anche altre cose, come lunghezze, come pesi. Usiamo il metro, il kilogrammo. A volte ne parliamo insieme: metro, kilogrammo, secondo.
Queste unità di misura sono umane, decisamente antropocentriche. Si può facilmente comprenderlo: un metro è quasi l’altezza di una persona, un kilogrammo il peso di quattro o cinque mele. E un secondo è… il secondo di quando diciamo a un amico “aspetta un secondo”. Un attimo.
Ma uno sguardo al cosmo ci porta subito a pensare ad altre unità di misura. Ad altre grandezze, per coprire la vastità e la piccolezza di orizzonti che sul nostro pianeta non sempre apprezziamo. Riflettiamo allora, ancora un attimo, sull’Universo.
Nell’Universo esistono forze che agiscono su distanze molto grandi, come la forza di gravitazione (la cui costante è G, la costante di Newton). Ma esiste anche una velocità che pare insuperabile: la velocità della luce nel vuoto c. Infine vi è l’infinitamente piccolo – quello a cui non pensiamo mai quando guardiamo tutto l’Universo. Eppure tutto vi dipende in modo inestricabile, perché la storia di tutto è legata all’infinitamente piccolo. Alla meccanica quantistica. E quindi alla costante di Planck h, che ci dice come l’Universo forma delle strutture, delle “cose”. Degli atomi, delle molecole e dei pianeti. Delle stelle.
In linguaggio orientale, caratteristiche della prakrti (la natura) sono infatti i tre guna: tamas (la staticità, l’inerzia, la pesantezza), rajas (il ritmo, la velocità, il cambiamento), ed infine sattva (l’equilibrio, il bilanciamento). E sembra quasi che questa antica ispirazione della filosofia orientale di scuola Shamkya stia a suggerirci che tamas indica la gravitazione universale, rajas la velocità della luce e sattva la stabilità dell’equilibrio degli atomi indicata dalla costante di Planck. Solo una suggestione. Forse. O forse no.
Con G, c, h potremmo costruire un nuovo “sistema” di unità di misura, un sistema costruito a partire dalle caratteristiche dell’Universo stesso. Perché il valore di queste tre costanti determina l’intera struttura materiale di tutto. In un certo senso usare queste unità naturali è come ammettere che l’Universo ha già le sue unità di misura preferite e che noi umani, con i nostri metri e secondi, sembriamo un po’ degli ospiti che cercano di adattarsi.
Autori: Marco G. Giammarchi e Roberto Radice







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