L’inizio del Cosmo e lo scorrere del tempo
Esiste una certa dose di arbitrio nella definizione dell’istante da cui contiamo il tempo. Avremmo potuto iniziare a contarlo 753 anni prima, ovvero dal momento della fondazione di Roma. (In realtà probabilmente questi anni sono 749 e non 753, per il fatto che Gesù si trova nella condizione di essere nato nel 4 avanti Cristo). Oppure avremmo potuto contarlo dal momento dell’Egira di Muhammad, 622 anni dopo. O anche, si poteva scegliere venerdì 18 febbraio del 3102 a.C., data di inizio del Kali Yuga.
Queste differenti scelte, per quanto umanamente significative, alla fine non sono decisive: più che il tempo in assoluto, conta il suo scorrere. Il suo procedere dal passato al futuro. In modo lineare in Occidente. In senso circolare in Oriente. Un tempo lineare nel Vangelo o nel Corano. Uno circolare nella Baghavad-Gita.
E’ naturale la tentazione di far partire l’inizio del tempo dall’incipit dell’espansione cosmologica. Questo però avrebbe due svantaggi. Prima di tutto collocherebbe il momento iniziale in un tempo remoto, estremamente remoto. Molto distante dalla dimensione umana.
In secondo luogo, fare partire il tempo così lontano nel passato vuole dire confrontarsi con gli effetti cosmologici e gravitazionali. Vuol dire stare attenti all’orologio che utilizziamo, che deve essere un orologio solidale con l’espansione. Lo possiamo pensare come un orologio che, a partire da 380 mila anni di vita universale, vede isotropa la radiazione cosmica di fondo. Isotropa, ovvero uguale in tutte le direzioni.
Ma cosa vuole dire davvero essere solidali con l’espansione? In buona sostanza significa non ricevere attrazione gravitazionale da altri corpi… e a nostra volta non attrarli. Perché questo darebbe luogo a dei “moti locali” dovuti a forze. Mentre l’espansione cosmologica non è dovuta ad alcuna forza. Essa può essere pensata immaginando che l’Universo diventi sempre “più grande”, e alla classe di osservatori che soddisfano queste condizioni (e quindi vedono isotropa la radiazione cosmica di fondo) viene dato il nome di osservatori “comoventi”.
Ne riparleremo, ma è troppo complicato. Sembra forse troppo poco umano. Preferiamo partire da un riferimento “zero”, da un punto di partenza che abbia un valore umano significativo. La convenzionale nascita di Gesù come anno “zero” va bene. La data di un avvenimento umano. Eccezionalmente, straordinariamente umano.
Autori: Marco G. Giammarchi e Roberto Radice







0 commenti