Letters from a father to his daughter
Furono un grande successo che durò nel tempo.
La prima versione fu pubblicata in hindi. Tradotte successivamente in più lingue, oggi sono difficilmente reperibili fuori dall’India.
Trenta lettere, tre delle quali scritte in un secondo momento, dove colpisce il legame profondissimo che lega padre e figlia, e le tante cose che Jawaharlal Nehru cerca di spiegare a Indira, per non farle sentire, la sua assenza.
Nel 1928, l’anno in cui furono scritte, Indira l’unica figlia, aveva otto o nove anni e viveva in montagna a Mussoorie, il padre era in carcere ad Allahabad.
Il Pandit Nehru, Pandit è un titolo di distinzione intellettuale e culturale che si dà a chi in India appartiene alla casta braminica, pubblicherà quelle lettere l’anno seguente, nel 1929.
Educazione e crescita intellettuale sono il tema principale. Un mezzo per educare la figlia su molteplici argomenti: dalla storia, alla politica, all’etica, alla filosofia.
Lettere, dove non vi è soltanto narrazione di fatti, ma traspaiono anche valori come il coraggio, l’onestà, la curiosità. Lettere da cui traspare l’importanza che l’autore attribuisce alla crescita intellettuale ed al pensiero critico.
Al suo ritorno dal Regno Unito, dove aveva studiato Scienze Naturali e Diritto ad Harrow e al Trinity College di Cambridge, Jawaharlal Nehru, si convertì alla causa indipendentista indiana, dopo l’incontro con Mohandas Ghandi il ‘Mahatma’, del quale nel 1917 divenne segretario.
Partecipando alle azioni di disobbedienza civile contro l’amministrazione coloniale britannica, Nehru negli anni si trovò a dover scontare molte pene detentive, che lo consacrarono assieme a Ghandi a leader del movimento indipendentista.
Da sempre grande sostenitore dei diritti e del benessere dei bambini, gli premeva fossero attratti dallo studio al fine di comprendere che la conoscenza li poteva portare ad alti traguardi ed a prendere in mano la propria vita ed il futuro. Fondò numerose istituzioni educative e politiche, atte a migliorare la qualità dell’istruzione dei bambini indipendentemente dalle origini socioeconomiche.
Da Primo Ministro volle che nel giorno del suo compleanno fosse celebrata la “Giornata dei bambini”
La stessa Indira Gandhi, quando divenne Primo Ministro, scrisse in un’edizione del libro:
“Non erano semplici lettere da leggere e poi stracciare. Suggerivano una prospettiva nuova, suscitando un sentimento di coinvolgimento nei confronti della gente, ed un interesse per il mondo in generale”.
“Insegnavano a leggere la natura come lo si fa con un libro. Per ore e ore ero assorta a studiare i sassi e le piante, la vita degli insetti e, la notte, le stelle”.
Molti altri spunti sull’educazione che il Pandit imponeva alla figlia si trovano in:
“Indira Ghandi What I Am in conversation with Pupul Jayakar”.
Ricorda che la costringevano a leggere un libro dopo l’altro fin da piccola, quando lei avrebbe magari preferito leggere delle fiabe. Cosa che talvolta le riusciva nascondendosi in bagno, o a letto la sera tirandosi su la coperta, con grave disappunto del padre. Che in alternativa, le proponeva i libri di H. G.Wells o autori di quello stesso genere.
“Nei libri c’erano talvolta parole o concetti che non capivo, ma lui insisteva: Non importa, devi leggere lo stesso”.
“E più avanti negli anni sapevo di avere capito”.
Il padre le parlava moltissimo del senso della vita. E, come tutti i bambini, lei gli faceva domande su domande. Ma ciò che più ricorderà nel tempo è che lui e le rispondeva sempre, e a tutto.
Quando vivevano ad Allahabad, e questo era un vero e proprio rito di famiglia, con priorità su qualsiasi altra cosa, all’alba il padre leggeva in sanscrito qualche brano della Gita o del Ramayana, che la madre le spiegava. Tra i quotidiani impegni di Indira c’era anche quello di correre nel grande giardino del compound dove abitavano. “Mio padre amava la corsa, ma la velocità non era dirimente, quanto l’eleganza nel correre”.
“Fu la continua influenza della mia famiglia a forgiare il mio carattere. Erano giorni densi di accadimenti nella vita politica. Ciò che accadeva, e la presa di posizione dei miei genitori, fu tutto questo a formarmi”.
“Da sempre ho avuto la sensazione che mio padre e mia madre fossero coinvolti in qualcosa di davvero grande ed importante, e che mai avrei dovuto creare loro problemi. Perciò fin da piccola crebbe in me un senso di responsabilità che permettesse loro di avere ciò di cui avevano bisogno. Già a otto anni spettava a me pagare le tasse scolastiche e pagare i domestici. Quando invece mio padre era in prigione, o mia madre ammalata, dovevo occuparmi in parte anche della gestione della casa”.
“Going to another home”, “Sto cambiando casa”, questo il telegramma di Jawaharlal Nehru alla famiglia, che a quel tempo viveva in Inghilterra. Arrivato proprio il giorno del sedicesimo compleanno di Indira, che così ricorda quei momenti:
“Quando arrestavano mio padre, ci confiscavano tutto. La polizia portava via tappeti, l’argenteria, l’automobile. ecc. Ma non erano solo mio padre e mia madre ad andare in prigione, anche le sorelle di mio padre. Invece dalla parte di mia madre, per un periodo ci andò anche mia nonna, il fratello ed il cognato di mia made e molti cugini, come anche cugini di mio padre.”
* Indira Nehru Gandhi. Indira Nehru sposa il politico Feroze Gandhi. Non vi è alcuna parentela con il ‘Mahatma’.

Ho tradotto due lettere del libro, cercando di attenermi il più possibile allo stile originale:
Gli ariani in India – Gli ariani arrivarono in India
What were the Aryans in India like?
The Aryans must have come to India five or six thousand years ago or perhaps even more. Of course they did not all come in a bunch. Army after army, tribe after tribe, family after family, must have come for hundreds of years. Imagine them travelling in long caravans with all their household goods laden on carts or on the backs of animals. They did not come as tourists do nowadays. There was no going back for them. They came to stay, or fight and die. Most of them, as I have told you, came over the mountains of the north-west. But perhaps some came by sea also from the Persian Gulf in their little ships up the river Indus.
What were these Aryans like? We can find out a lot about them from the books they wrote. Some of these books like the Vedas, are perhaps the oldest books in the world. Probably they were not written down to begin with. They were learnt by heart and recited and chanted to others. They are written in such beautiful Sanskrit that you can almost sing them. Even now it is a pleasure to hear man with a good voice, who knows Sanskrit recite the Vedas. The Vedas are considered very holy books by Hindus. But what does the word Vedas mean? It means knowledge. And the Vedas contained the knowledge which the wise men of those days, called rishis and munis, had gathered. They did not have railways and telegraphs and cinemas in those days. But that does not mean that they were ignorant. Some people think that the wise men of old were wiser than any today. But whether they were wiser or no they wrote wonderful books which even today are greatly admired. This itself shows how great these men of the olden days must have been.
As I have said, these Vedas were not at first written. They were remembered and were handed down from generation to generation by word of mouth. They must have had wonderful memories in those days. How many of us can learn by heart whole books? Those days when the Vedas were written are called the Vedic period. The first Veda is the Rig Veda. It is full of hymns and songs which the old Aryans seed to sing. They must have been a very light-hearted people, not morose and gloomy but full of joy and adventure. And in their joy, they made beautiful songs and sang them out to the gods they worshipped.
They were very proud of themselves and their race. The very word ‘Arya’ meant a gentleman, a superior kind of person. And they loved freedom greatly. They were not like their descendants in India today who have little courage and hardly feel the loss of their freedom. To the Aryans of old death was better than dishonour or slavery.
They were good fighters, and they knew something of science and a great deal of agriculture. They naturally attached great value to agriculture and so they valued also everything that helped agriculture. The great rivers gave them water and they loved them and looked upon them as great friends and benefactors. The bull and cow helped them also very much both in agriculture and in their daily lives, for the cow gave milk which was valued very greatly. So, they specially cared for these animals and sang their praises. Long afterwards, people, forgetting the real reason for the care of the cow started worshipping her as if that was any good to anybody. The Aryans being very proud of themselves were afraid of getting mixed up with the other inhabitants of India. So, they made laws and rules to prevent this mixture, so that Aryans could not marry the others. Long afterwards this developed into the caste system, as it is called today. Now of course it has become perfectly ridiculous. Some people are afraid of touching others or eating with others. Fortunately, this is getting less and less now.

Gli ariani in India
Si presume gli aryani siano arrivati in India cinque o seimila anni fa, ma potrebbe essere stato anche prima. Ovviamente non sono arrivati tutti in una volta.
Esercito dopo esercito, tribù dopo tribù, famiglia dopo famiglia, dovrebbero essere arrivati attraverso i secoli. Immaginali viaggiare in lunghe carovane con tutta la loro mercanzia caricata su carretti o sul dorso di animali. Non sono certo arrivati come arrivano i turisti al giorno d’oggi.
Per loro non c’era via di ritorno. Arrivavano per restare, o combattere e morire.
La maggior parte di loro, come ti ho già raccontato, è arrivato attraversando le montagne del nord-ovest. Potrebbe anche essere che alcuni arrivassero per mare dal Golfo Persico risalendo con le loro piccole imbarcazioni il fiume Indu.
Com’erano gli ariani? Possiamo ricavare molto di loro dai libri che scrissero. Alcuni di questi libri, come i Veda, sono forse i più antichi libri al mondo. Forse non furono scritti agli inizi, li si tramandava oralmente recitandoli e cantandoli in pubblico. Furono scritti in un sanscrito talmente bello, che quasi li si può cantare. Ancora oggi è un vero piacere ascoltare un uomo con una bella che conosce il sanscrito recitare i Veda. I Veda sono considerati dagli hindu libri altamente sacri. Ma che cosa significa la parola Veda? Significa conoscenza. E i Veda racchiudevano in sé la conoscenza che i saggi di quel tempo, chiamati rishi e muni, avevano raggiunto. A quel tempo non esistevano ferrovie, telegrafi o cinema. Ma ciò non significa che fossero ignoranti. Al contrario c’è chi ritiene che i saggi di un tempo fossero più saggi di chiunque altro oggi. Che siano stati più saggi o no, essi scrissero dei libri meravigliosi, enormemente apprezzati ancora oggi. E ciò dimostra quanto grandiosi debbano essere stati questi uomini del tempo antico.
Come ho detto i Veda non furono scritti inizialmente. Li si memorizzava tramandandoli oralmente di generazione in generazione. A quei tempi dovrebbero avere avuto una memoria prodigiosa. Quanti di noi sono in grado di imparare a memoria libri interi?
Il tempo in cui furono scritti i Veda, è detto periodo Vedico. Il primo Veda è il Rig Veda. È zeppo di inni e canti che gli antichi Ariani cantavano abitualmente. Dovrebbe essere stata gente molto allegra, non cupa, ma ricca di gioia e avventurosa. E nella gioia componevano dei bei canti che dedicavano cantandoli agli dèi che adoravano.
Molto orgogliosi di sé stessi e della loro razza. La parola ‘arya’ in sé significava gentiluomo, un genere superiore di persona. Amavano moltissimo la libertà. Non erano come i loro discendenti in India oggi, che sono poco coraggiosi, e a stento sentono la mancanza della libertà. Per gli antichi ariani la morte era meglio del disonore e della schiavitù.
Erano bravi combattenti, avevano nozioni di scienza e conoscevano benissimo l’agricoltura, cui attribuivano ovviamente un enorme valore. Di conseguenza davano valore a tutto ciò che aiutasse l’agricoltura. I grandi fiumi donavano l’acqua, dunque li amavano considerandoli grandi amici e benefattori. Anche il toro e la mucca erano di grandissimo aiuto sia nell’agricoltura che nella vita quotidiana, la mucca dava loro il latte, che era apprezzato tantissimo. Perciò avevano una grandissima cura di questi animali ai quali cantavano le lodi. Molto tempo dopo, la gente, dimenticando la vera ragione dell’attenzione piena di cure per la mucca, cominciò ad adorarla come se ciò fosse comunque un bene per tutti.
Gli aryani, molto orgogliosi di loro stessi, paventavano l’idea di mischiarsi con gli altri abitanti dell’India. Così fecero leggi e stabilirono regole per prevenire questa mescolanza. Gli aryani non potevano sposare chi non lo fosse. Molto tempo dopo ciò diede origine al sistema castale, come lo si chiama oggi. Ora, come è ovvio, tutto ciò è assolutamente ridicolo. C’è chi ha timore di toccare l’altro o di mangiare insieme all’altro. Fortunatamente oggi, ciò è sempre meno frequente.
The Aryans come to India
So far we have discussed very, very old times. We shall now see how man developed and what he did. All these old times are called pre-historic, that is before history, as we have no real history of that period. We have to guess a lot. We are now on the verge or edge of history.
Let us see what happened in India first. We have already seen that in the very old times India, like Egypt, had a civilization. There was trade, and ships carried Indian goods to Egypt and Mesopotamia and other countries. In those days the people who lived in India were called Dravidians. They are the people whose descendants live in South India now, round about Madras.
The Dravidians were invaded by the Aryans from the north. There must have been enormous numbers of these Aryan peoples in Central Asia and not finding there enough food for all, they spread out to other countries. They went in large numbers to Persia and even to Greece further west. They also came to India in crowds over the mountains near Kashmir.
The Aryans were a strong fighting people and they drove the Dravidians before them. Wave after wave of the Aryans must have come to India from the north-west. Perhaps at first the Dravidians stopped them but when more, and more came they could not be stopped. For long, the Aryans re- mained in the north, only in Afghanistan and the Punjab. Then they came further down to what are now called the United Provinces, where we live. They went on spreading fil they came to the Vindhya mountains in Central India It was difficult to cross these as there were thick forests. So, for a long time the Aryans remained on the northern side of the Vindhya mountains. Many of them managed to cross them and went to the south, but crowds could not go, and so the south remained chiefly Dravidian.
It is very interesting to study the coming of the Aryans to India. You can find out a lot about them from our old Sanskrit books. Sone of these. like the Vedas, must have been written about that time. The oldest Veda is the Rig Veda and you can form some idea from it of the part of India which the Aryans occupied then. From the other Vedas and other old Sanskrit books like the Puranas we find how the Aryans went on spreading. Perhaps you do not know much about these ancient books. When you grow up you will know more. But even now you know many stories which have come out of the Puranas. Much later came the great book the Ramayana, and later the Mahabharata.
From these books we find that when the Aryans lived only in the Punjab and in Afghanistan they called this part ‘Brahmavarta’. Afghanistan was then called ‘Gandhara’. Do you remember Gandhari in the Mahabharata? She was called so because she came from Gandhara or Afghanistan. Afghanistan now is a separate country from India, but in those days both were one country.
When the Aryans came further down to the plains of the Ganga and Jumna they named all northern India ‘Aryavarta’. Like the other people of olden times they settled down in cities on the banks of rivers. Kashi or Banaras, Prayag and so many other cities are situated on river banks.

Indira Nehru
Gli ariani arrivarono in India
Finora abbiamo parlato dei tempi più antichi. Ora vedremo come l’uomo si è sviluppato e che cosa ha fatto. Tutto il tempo antico è chiamato preistorico, cioè prima della storia, non esiste infatti una storia vera e propria di quel periodo. Dobbiamo immaginare moltissimo. Siamo ai primordi della storia.
Ma vediamo innanzitutto che cosa è successo in India. Abbiamo già visto che in tempi antichissimi l’India, come l’Egitto erano civilizzati. Esisteva il commercio e le imbarcazioni portavano le merci indiane in Egitto, in Mesopotamia ed in altri paesi. A quel tempo gli abitanti dell’India erano chiamati dravidici. Ossia le popolazioni, i cui discendenti vivono oggi nel Sud dell’India, intorno a Madras.
I dravidici furono invasi dagli ariani da nord. Ci dovrebbe essere stato un numero enorme di ariani in Asia Centrale, e non essendoci cibo a sufficienza per tutti, questi si espansero in altri paesi. Giunsero in gran numero in Persia, spingendosi poi molto più ad ovest in Grecia. Arrivarono in massa anche in India spingendosi oltre le montagne vicino al Kashmir.
Gli ariani, guerrieri fortissimi, costrinsero i dravidici a precederli. Ondata dopo ondata gli ariani pare siano arrivati in India da nord-ovest. Forse all’inizio i dravidici riuscirono a fermarli, ma poiché arrivavano sempre più numerosi, in seguito ciò fu impossibile. Gli ariani rimasero per molto tempo a nord, solo in Afghanistan e in Punjab. Poi dopo si spostarono più giù in quelle che sono chiamate le Province Unite dove oggi viviamo. Continuarono ad espandersi fino ad arrivare ai monti Vindhya nell’India Centrale. Molti di loro riuscirono faticosamente ad attraversarli e si spinsero a sud, ma le masse non ci riuscirono, per questo il sud rimase essenzialmente dravidico.
È molto interessante studiare l’arrivo degli ariani in India. Si possono scoprire un sacco di cose su di loro nei nostri antichi libri in sanscrito. Alcuni di questi. come i Veda dovrebbero essere stati scritti in quel periodo. Il più antico Veda è il Rig Veda, e leggendolo, ci si può fare un’idea su quella parte di India che loro occuparono a quel tempo. Da altri Veda ed altri libri antichi in sanscrito come i Purana scopriamo come gli ariani continuarono ad espandersi nel tempo. Per ora non ne sai molto di questi libri antichi, ma quando crescerai ne saprai di più. Sebbene anche oggi tu conosca molti racconti che ci narrano i Purana. Molto dopo fu scritto il grandioso Ramayana e più tardi il Mahabharata.
Sappiamo da questi libri che quando gli ariani vivevano solo in Punjab e in Afghanistan, chiamavano questi luoghi ‘Brahmavarta’. L’Afghanistan era chiamato a quel tempo ‘Gandhara’. Ricordi Gandhari nel Mahabharata? La chiamarono così perché arrivava da Gandhara o Afghanistan. Oggi l’Afghanistan è un Paese separato dall’India, ma a quel tempo erano un solo paese.
Quando gli ariani si spinsero fino alle pianure della Ganga e della Yamuna, chiamarono tutto il Nord dell’India ’Aryavarta’.
Come tutte le genti dei tempi antichi si insediavano in riva ai fiumi. Kashi, o Banaras, Prayag e moltissime altre città sono situate in riva al fiume.
* Ganga, Gange
* Kashi, Benares, Prayag. Rispettivamente Varanasi, Benares, Prayagra
Autore: Alessandra Dal Ri







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