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L’utopia possibile – parte 4

da | 6 Feb, 26 | Filosofia |

3. Essere e nulla

3.1. Il problema

Giunti a questo punto del nostro cammino non possiamo esimerci dall’affrontare lo spinosissimo problema dei rapporti tra essere e non essere, tra essere e nulla.

Un grande aiuto ci giunge qui da Hegel, che nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche (§§ 86-87) afferma: “Il puro essere forma il cominciamento, perché […] è l’elemento immediato, semplice e indeterminato […]. Ora, questo puro essere […] è l’assolutamente negativo, il quale, preso anche immediatamente, è il niente.”

In altre parole, l’essere, prima di ogni determinazione, è qualcosa di assolutamente indeterminato e di assolutamente vuoto (Hegel lo definisce “pura astrazione”, “pura indeterminatezza”, “qualcosa d’ineffabile”). Pertanto, non è se non l’altra faccia del non essere, del nulla. [1]

Violazione del celebre “divieto parmenideo” di accomunare essere e non essere? Può darsi. Ma non necessariamente: si può infatti ritenere che tra essere e nulla non sussista un puro e semplice rapporto di identità. Anche Hegel prosegue infatti dicendo: “Ma non meno esatta dell’unità dell’essere e del niente è anche l’affermazione che essi sono affatto diversi…”.

3.2. L’ipotesi

Allora si pone il quesito: quale dei due viene prima e quale deriva dall’altro? Anche qui non è indispensabile perpetrare l’esecrando “parricidio” nei confronti del filosofo di Elea, “padre venerando e terribile” (cfr. Platone, Sofista), perché è possibile ipotizzare che essere e nulla non derivino affatto l’uno dall’altro, ma che siano invece coevi. La spiegazione più semplice consiste nel ritenere che essi, pur non essendo la stessa cosa, non possano mai andare l’uno senza l’altro, così come luce e ombra, pieno e vuoto, figura e sfondo.

Certo, questa prospettiva ci impone di rivedere radicalmente l’immagine reificata dell’essere come qualcosa di granitico e di “pieno” in ogni sua parte. All’opposto: esso ci si presenta ora come totalmente intriso di nulla, come attraversato e venato in ogni direzione da “ombre” e da “vuoti”. E l’ipotesi è tanto più affascinante in quanto consente anche di trovare un fondamento alla plasticità dell’essere di cui s’è detto al punto 2.6. Infatti, è proprio la compresenza del vuoto (non essere) nel pieno dell’essere che rende possibile il carattere non fisso e statico, ma dinamico di quest’ultimo.

Di nuovo una conferma ci giunge da Hegel (Ivi, § 88): “l’unità dev’esser colta nella diversità […]. Il divenire è la vera espressione del risultato di essere e niente come l’unità di essi […]. L’essere determinato […] è questa unità o il divenire in questa forma dell’unità”. [2]

3.3. Dialettica “chiusa” e dialettica “aperta”

A questo punto mette conto cercar di compiere con le nostre sole forze un passo ulteriore rispetto a Hegel stesso. Infatti, la compresenza del nulla alle radici dell’essere fa sì che la sua cifra caratteristica, più che la necessità, risulti essere la possibilità, e in un grado successivo la libertà. Il che ci offre il destro per oltrepassare la dialettica hegeliana “chiusa” verso una dialettica aperta e possibilistica.

Ma perché ed in che senso parliamo qui di una dialettica “chiusa”? Perché in Hegel la “sintesi”, la conciliazione tra gli opposti, è sempre garantita ed in un certo modo anche predeterminata: è quella dettata dalla (presunta) struttura, ossatura logica della realtà stessa. Ecco perché si parla di una forma di panlogismo hegeliano (cfr. Lineamenti di filosofia del diritto: “Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale.”).

Nell’ottica della dialettica aperta, il nulla stesso e la possibilità non si affaccerebbero al mondo (solo) con la dimensione umana, a parziale differenza di quanto afferma per esempio Sartre in L’essere e il nulla, ma apparterrebbero a tutta la sfera dell’essere, spezzando così la ferrea catena deterministica (e addirittura pre-deterministica) di cause ed effetti.  Il novum introdotto dall’essere umano starebbe invece nel fatto che per lui la possibilità acquisisce una connotazione morale, assumendo le caratteristiche della libertà e della responsabilità.

Anche la moderna fisica quantistica, in particolare dal principio di indeterminazione di W. Heisenberg in avanti, pur non “dimostrando” alcunché in tal senso (come alcuni paiono invece propensi ad asserire) ci incoraggia a procedere verso una visione del mondo meno deterministica rispetto a quella tradizionale.

La nuova dialettica aperta sarebbe (a differenza di quella hegeliana) una dialettica il cui esito non è mai scontato né tantomeno garantito. La stessa conciliabilità degli opposti sarebbe da rimettere in questione e da (ri-)conquistare ogni volta: non è detto né garantito infatti che le “leggi della Città” siano sempre e comunque conciliabili con “le leggi del cuore”, come ben ci insegna l’Antigone di Sofocle. Così si recupererebbe, tra l’altro, tutto lo spessore di drammaticità (e persino di tragicità) dell’atto di scegliere: quello spessore vanificato e misconosciuto appunto dal “panlogismo” hegeliano.

Già le critiche rivolte a Hegel da parte di un maestro del tragico come Kierkegaard ci offrono del resto importanti indicazioni per il superamento della dialettica hegeliana “della necessità” verso una dialettica “della possibilità” o “della libertà”:

…la filosofia [hegeliana, N.d.A.] vede la storia sotto la determinazione della necessità, non sotto quella della libertà; poiché anche se si chiama libero il processo della storia del mondo, esso lo è nello stesso senso in cui diciamo libero il processo organizzatore della natura. Per il processo storico non vi è alcun aut-aut […]. Di qui deriva quella spensieratezza, quello spirito conciliante col quale la filosofia considera la storia e i suoi eroi; essa infatti li vede sotto la determinazione della necessità. Da ciò anche la sua incapacità a far agire l’uomo, la sua inclinazione al laisser aller, laisser faire: essa, a dire il vero, esige che si debba agire necessariamente, ma questa è una contraddizione.

(S. A.  Kierkegaard: Aut-Aut)


NOTE:

[1] Ancor più precisamente Hegel si esprime nella Scienza della logica (Lib. I, La dottrina dell’essere, Sez. I, Qualità, Cap. I):
“A. ESSERE
Essere, puro essere, ‑ senza nessun’altra determinazione. Nella sua indeterminata immediatezza esso è simile soltanto a sé stesso, ed anche non dissimile di fronte ad altro; non ha alcuna diversità né dentro di sé, né all’esterno. Con qualche determinazione o contenuto, che fosse diverso in lui, o per cui esso fosse posto come diverso da un altro, l’essere non sarebbe fissato nella sua purezza. Esso è la pura indeterminatezza e il puro vuoto. Nell’essere non v’è nulla da intuire, se qui si può parlar d’intuire, ovvero esso è questo puro, vuoto intuire stesso. Così non vi è nemmeno qualcosa da pensare, ovvero l’essere non è, anche qui, che questo vuoto pensare. L’essere, l’indeterminato immediato, nel fatto è nulla, né più né meno che nulla.
B. NULLA
Nulla, il puro nulla, è semplice somiglianza con sé, completa vuotezza, assenza di determinazione e di contenuto; indistinzione in sé stesso. Per quanto si può qui parlare di un intuire o di un pensare, si considera come differente che s’intuisca o si pensi qualcosa oppur nulla. Intuire o pensar nulla, ha dunque un significato. I due si distinguono; dunque, il nulla è (esiste) nel nostro intuire o pensare, o piuttosto è lo stesso vuoto intuire e pensare, quel medesimo vuoto intuire e pensare ch’era il puro essere. Il nulla è così la stessa determinazione o meglio assenza di determinazione, e perciò in generale lo stesso, che il puro essere.”

[2] E, ancora nella Scienza della logica (Lib. I, La dottrina dell’essere, Sez. I, Qualità, Cap. I):
“C. UNITÀ DI ESSERE E NULLA
Il puro essere e il puro nulla son dunque lo stesso […]. In pari tempo però il vero non è la loro indifferenza, la loro indistinzione, ma è anzi ch’essi non son lo stesso, ch’essi sono assolutamente diversi, ma insieme anche inseparati e inseparabili, e che immediatamente ciascuno di essi sparisce nel suo opposto. La verità dell’essere e del nulla è pertanto questo movimento consistente nell’immediato sparire dell’uno di essi nell’altro: il divenire; movimento in cui l’essere e il nulla son differenti, ma di una differenza che si è in pari tempo immediatamente risolta.”

L’utopia possibile – prima parte
L’utopia possibile – parte 2
L’utopia possibile – parte 3
L’utopia possibile – parte 5
L’utopia possibile – parte 6

Autore: Roberto Maria Pittella

Autore

  • Laureato in Filosofia con pieni voti e lode presso l’Università degli Studi di Milano con tesi di laurea sulla Scuola di Francoforte. Abilitato all’insegnamento di storia, filosofia e scienze dell’educazione tramite pubblico concorso. Ha svolto attività di ricerca sulla filosofia contemporanea presso la cattedra di Filosofia della Storia
    dell’Università degli Studi di Milano. Inoltre, ha partecipato, anche in qualità di relatore, a convegni di studio e di aggiornamento organizzati dalla Società Filosofica Italiana, dall’IRRSAE Lombardia, dal CIDI di Milano, dall’Istituto Aloisianum di Gallarate, dall’Unitré di Milano e dal
    Centro P.I.M.E. di Milano.
    Dal 1982 al 2017 ha insegnato Storia e Filosofia nella scuola secondaria superiore. In particolare, dal 1985 presso la Scuola Germanica di Milano.
    Dal 2017 ha ricoperto la cattedra di Filosofia sociale presso l’Unitré (Università delle tre età) di Milano.
    Dal 2021 a tutt’oggi ricopre la cattedra di Filosofia morale all’”Accademia Senza Frontiere” presso il Centro P.I.M.E. di Milano.
    Suo è il testo di educazione civica intitolato “Conoscere e partecipare” e pubblicato dalla casa editrice Bulgarini di Firenze.
    Ad uso interno dell’Unitré ha pubblicato due volumi di “Filosofia e società: momenti cruciali dell’intreccio tra storia e pensiero in Occidente” ed il saggio “Utopia e trascendenza. Per una filosofia della libertà”.
    Ha creato col titolo FILOSOFIA VIVA un canale YouTube a libero accesso per la condivisione della cultura, in particolare di quella filosofica, nel quale ha inserito a tutt’oggi circa un centinaio di videolezioni.
    Segue il link:
    https://www.youtube.com/c/ROBERTOMARIAPITTELLA
    Infine, ha creato su Facebook un gruppo pubblico di discussione col titolo FILOSOFIA VIVA i cui iscritti sono attualmente più di seimila.
    Segue il link:
    https://www.facebook.com/groups/303315451322403/

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